La politica del km zero per la sovranità alimentare

La cooperazione decentrata si prepara all’Expo 2015. Istituzioni, ong e associazioni si sono incontrate per discutere di sovranità alimentare il 17 ottobre sotto le volte del Palazzo della Pilotta a Parma, nel terzo appuntamento del seminario regionale sulla cooperazione decentrata che si è svolto nell’ambito del festival Kuminda. All’ordine del giorno, testimonianze e punti di vista di chi sta facendo della sovranità alimentare una politica concreta e alternativa: controllo delle sementi, e delle filiere commerciali, libera circolazione delle persone piuttosto che delle merci e autoproduzione sono solo alcuni dei fattori che secondo i partecipanti all’iniziativa potrebbero risolvere il problema della dipendenza del sud dal nord del mondo.

L’assessore alla Cooperazione e allo sviluppo della Regione Emilia-Romagna Donatella Bortolazzi apre il dibattito ribadendo l’utilità “di un laboratorio di riflessione a tutto campo con ong, associazioni e istituzioni sul tema della sovranità alimentare, perché più ci sarà confronto e consapevolezza, più ci potremo avvicinare all’obiettivo di diminuire la fame nel mondo”.

Cristina Puppo del Cospe, impegnata in progetti di sovranità alimentare in Africa, racconta la nascita dell’Expo dei popoli, un movimento che nasce con l’obiettivo di discutere quali politiche devono essere promosse sui temi del cibo e dell’energia, in vista dell’Expo internazionale di Milano che verterà su questi temi. “Si tratta – spiega – di un comitato costituito da ong italiane che lavorano sulla sovranità alimentare per portarla come contenuto forte all’interno dell’Expo. La settimana scorsa a Milano è stato redatto un manifesto del comitato durante un incontro volto a discutere contenuti e metodologie per un percorso condiviso sul tema della sovranità alimentare.”.

“La difficoltà – spiega poi Andrea Tolomelli del Cefa – è far conoscere alla gente quello che si sta facendo e far capire, a partire dai territori locali, che un altro modello di sviluppo è possibile e che questo nuovo modello riparte dal nostro passato e dall’interazione delle persone con l’ambiente circostante. L’idea alla base di tutto è la filiera corta, il chilometro zero che elimina passaggi costosi per l’ambiente e per le persone. L’obiettivo che si vuole raggiungere – continua – è uno spostamento sempre più numeroso di individui consapevoli, non più costretti a migrazioni di massa da fame e povertà e uno spostamento sempre minore di merci e prodotti: esattamente il contrario di quel che succede oggi”.